domenica 21 giugno 2009
Neo-blogger e no-blogger
martedì 16 giugno 2009
Invisibili... Palesatevi!!!

Che effetto vi farebbe sapere di essere spiati??
No, diciamolo... Un effetto per nulla piacevole... Voi state là, magari pensate di parlare con poche persone, gli amici fidati di sempre... O magari convinti di parlare da soli, ché tanto di sti tempi non è del tutto impossibile... Siete tutti presi dal discorso, vi infervorate...E all'improvviso, mentre state ancora col dito alzato, quello dell'infervorazione massima..... vi rendete conto che siete in una sfera di vetro, e che tutti vi guardano.... E magari voi siete ancora in pigiama e con i capelli spettinati...
Ora, capisco che nell'atto stesso di aprire un blog ci si espone al rischio di essere "spiati", ma devo dire che mi imbarazza...
sabato 30 maggio 2009
l'esordio...
E' davvero complicato scrivere il post di esordio di un blog... Da qualche parte leggevo che un blog deve essere chiaro, deve seguire una linea precisa, che l'autore dovrebbe scegliere se farne un diario, un blog di informazione, un blog di servizi.
Questo è radicalmente impossibile per una persona come me, perennemente indecisa, contorta.. Una persona che cambia idea ogni trenta secondi... Insomma, potrei tranquillamente decidere di iniziare un diario della mia maternità e finire a fare proselitismo per qualche nobilissima causa animalista. Di conseguenza, come è tipico della mia personalità, in questo post "d'esordio", io non ho alcuna intenzione di scegliere un bel niente. Ho troppo a lungo pensato, cullato, accarezzato questa idea di aprire un blog per rischiare di delimitarne i contenuti proprio ora che ci sono riuscita.
Dedicherò quindi soltanto qualche pensiero sparso a come è venuta nella mia testa la bisclacca idea di aprire un blog.
Questi ultimi due anni hanno visto una radicale trasformazione del mio rapporto con internet. Internet prima significava semplicemente "scaricare la posta". Adesso la connessione flat, il fatto di lavorare la maggior parte del mio tempo al pc (ahimè...neanche i topi di biblioteca, come me, possono ormai esimersi dall'utilizzo della connessione internet), il fatto di risiedere all'estero, hanno contribuito a rendermi una "internet-addicted". Internet significa poter leggere le notizie del mio paese senza spendere capitali in giornali che arrivano comunque il giorno dopo, significa poter confrontare 4, 5, 6 fonti diverse, significa poter tenere i contatti con amici e parenti lontani senza riempire le tasche di qualche compagnia telefonica e senza stressarmi con l'odiosa vocetta registrata che mi dice di digitare nuovamente il numero, significa condividere informazioni nel modo più veloce possibile. A scapito della socialità a volte, ma a volte invece, proprio a vantaggio di essa.
Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dei blog negli ultimi mesi, durante la mia gravidanza e le interminabili giornate che solo una mamma in attesa sa quanto possano essere lunghe, soprattutto quando non si ha nessuna amica, sorella, cugina che è passata per questa esperienza prima (problema, questo, tutto tipico della nostra società, in cui i nuclei familiari diventano sempre più piccoli e sempre più chiusi). Era un modo per farsi due risate, per sentirsi meno sole... Allora questo avvicinamento passivo sarebbe potuto diventare attivo: avrei potuto aprire un blog, ci ho pensato varie volte.
Non l'ho fatto, perché ritengo che alla fine la maternità sia una parte di me, una parte soltanto, e dedicare un blog solo a questo sarebbe stato poco adatto a me... E poi, fondamentalmente, a chi deve interessare leggere della mia vita, delle mie peripezie? Ci sono donne che hanno saputo farlo meglio di quanto avrei mai saputo farlo io.
Ho conosciuto Facebook, poi, e ho iniziato a diffondere, a far girare informazioni. Qualcuno potrebbe accusarmi di essere poco obiettiva e molto di parte. E confermo. Io sono una persona di parte, come è ovvio. D'altronde, già Dante mise gli ignavi nell'antiinferno... Di certo io non potrei finire a girare intorno all'insegna dantesca punta da vespe e mosconi. Inoltre, non sono una giornalista, nessuno mi paga per essere imparziale, nessuno mi paga per sentirsi dire quello che vuole. Di conseguenza, per fortuna, posso scrivere quello che mi pare senza dover subire pressioni di sorta. Ecco la bellezza dela rete. Chiunque può dire quello che vuole senza doversi piegare a leccare le scarpe dell'editore o del direttore di turno. Certo, non è detto che chiunque sia in grado di dire cose intelligenti e argute, e non sono certo sicura di poterlo fare io.. Ma ho visto che questa condivisione di notizie piaceva, era apprezzata, a volte stimolava il dibattito.
E allora ho pensato che questo era il blog che mi sarebbe piaciuto.
Perché è questo che alla fine mi rappresenta: la mia vita, che, certo comprende anche la maternità, ma anche la passione, l'interesse per la politica, la rabbia per le ingiustizie, per quello che non va, il rispetto per l'altro, i diritti umani, le discriminazioni contro le donne, contro gli omosessuali, contro gli stranieri. Un blog idealista, ecco. Quando avevo 18 anni mi dicevano: "è normale essere idealisti alla tua età. Passerà", perché ultimamente sembra che essere idealisti sia una malattia contagiosa. E invece ancora non è passata.
E poi, senza dubbio, anche io soffro di quella che è stata altrove definita "opinionite", per la quale vi rimando a questo intelligentissimo blog.
Cosa resta da dire?! Ah certo... il titolo del blog... Perché "pace amore e... fettuccine"...
Pace amore e fettuccine è un'espressione che venne coniata da un gruppo di amici, tra cui me ovviamente, prima di andare ad una marcia per la pace Perugia-Assisi. Sinceramente non mi ricordo in che anno fossimo, né a cosa era dedicata quella marcia nello specifico. Ricordo che eravamo al liceo, quindi almeno 6-7 anni fa.
Mi piacerebbe ricostruire bene tutta quella storia, e mi piacerebbe che i suoi protagonisti mi aiutassero a farlo, perché la mia memoria da sola non basta... Quindi aspetto il loro aiuto per parlarvene meglio.